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Tuesday, 15 September 2015

Discovering Sodalite-group blue minerals.


Enjoy your trip into the magic world of blue-coloured rocks!
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To learn more:
Caggiani M.C., Valotteau C., Colomban Ph., “Inside the glassmaker technology: search of Raman criteria to discriminate between Emile Gallé and Philippe-Joseph Brocard enamels and pigment signatures”, Journal of Raman Spectroscopy, 45 (6), 456-464, 2014. 

Tuesday, 13 November 2012

Opere di pietra e di luce - Il nuovo dipartimento di Arti Islamiche del Louvre.



Aperto al pubblico da fine settembre, il dipartimento “Arts de l’Islam” ha portato una ventata di novità al Museo del Louvre di Parigi. Dopo la piramide di Pei, ancora una volta l’architettura moderna si installa nel cuore del museo parigino, la corte Visconti. Opera degli architetti Ricciotti e Bellini e del museografo Piérard, si tratta di un’ala dall’aspetto leggero, sinuoso e trasparente come quello di un velo posato sui due piani adibiti a spazio museale. 
Di questa novità voglio sottolineare tre aspetti.



L’impiego magistrale della mediazione digitale, già presente nei dipartimenti “Degli oggetti d’arte” e “Delle antichità egizie”, ma per l’occasione rinnovata ed implementata, si basa sia su dispositivi mobili sia su totem fissi. Questi, grazie all’ausilio di video e suoni, garantiscono una grande interattività con il pubblico. Particolarmente interessanti ai nostri scopi sono gli approfondimenti sulle tecniche produttive, tenendo conto della scarsa considerazione della quale il “saper fare” gode nella maggioranza dei musei. Per alcuni tipi di oggetti, come ad esempio la Ceramica a Lustro, sono riprodotte le differenti fasi di lavorazione, in questo caso: “Fabbricazione dell’oggetto” / “Applicazione della vetrina” / “Realizzazione della decorazione”; per ognuna di esse gli step consecutivi sono esemplificativamente illustrati ed animati. Un esempio da seguire!

È stato interamente ricostruito un portico Mamluk in pietra calcarea, proveniente dal Cairo. Datato alla seconda metà del ‘500, non era stato mai più messo in mostra dopo l’Esposizione Universale del 1889. Le pietre che lo costituivano, per un totale di cinque tonnellate, sono state ritrovate nei depositi del Museo “Les Arts Décoratifs”, e da quest’ultimo donate al Louvre con l’auspicio di riunire le collezioni dei due musei. Il portico è stato così ricostituito  anche grazie all’apporto finanziario di numerosi mecenati, che hanno contribuito a tutta l’operazione di apertura delle nuove sale. Si tratta di un’interessante sfida anche dal punto di vista della conservazione.

L’apertura di quest’ala è stata l’occasione per porsi degli interrogativi sulla datazione e la tecnica produttiva di alcuni oggetti come le lampade di moschea e bottiglie Mamluk in vetro smaltato e dorato, domande a cui si è cercato di rispondere con indagini archeometriche. Sono stati studiati i corpi vitrei degli oggetti e i loro smalti tramite spettroscopia Raman, una tecnica non distruttiva che, grazie all’uso di dispositivi portatili, ha permesso al Ladir, laboratorio parigino altamente specializzato, di effettuare le analisi necessarie direttamente nei depositi del museo. Esse hanno permesso di determinare la palette di pigmenti impiegati per la colorazione degli smalti, uno fra tutti il lapis lazuli per il blu, e, in base alle materie prime usate, di determinare classi di oggetti e distinguere parti restaurate o copie. Anche questo un bell’esempio: cogliere le occasioni di modernizzazione dei musei per creare nei depositi dei veri e propri laboratori, sfruttando le tecniche non distruttive e le strumentazioni portatili per conoscere al meglio il nostro patrimonio.



Per approfondire:

* Grande Galerie – Le journal du Louvre sept./oct./nov. 2012 n.21. Rivista
*A Collinet, AC Daskalakis Mathews, C Juvin, S Makariou, C Maury, C Déléry, G Fellinger, D Miroudot, Annick Neveux-Leclerc, R Rante, Sous la direction de Sophie Makariou, Les Arts de l'Islam au musée du Louvre, 2012. Catalogo
* AC Daskalakis Mathews, Le porche mamlouk, 2012. Saggio

Per approfondire “ArcheoMetricaMente”:

* Ph Colomban, A Tournié, MC Caggiani, C Paris, Pigments and enamelling/gilding technology of Mamluk mosque lamps and bottle, Journal of Raman spectroscopy, (2012), published on line, DOI 10.1002/jrs.4101.

English Version

Tuesday, 6 November 2012

50 sfumature di...Blu!


Forse più del nero e del grigio, è il colore blu ad evocare l’immagine di una grande varietà di sfumature cromatiche. La storia delle tecniche artistiche è ricca di ricette per la preparazione di pigmenti e coloranti blu, come la cultura materiale di ogni paese lo è di prove concrete di utilizzo di materie prime di origine minerale, organica e sintetica. Molto spesso gli stessi nomi del blu (termine di origine germanica) sono strettamente connessi al materiale da cui provengono, in un rapporto di causa-effetto di cui col tempo si possono perdere le tracce.


Qualche esempio classico?
Oltremare: il blu che veniva dall’altra parte del mare, cioè dall’Afghanistan, la roccia lapis lazuli, costituita per lo più di lazurite, un silicato del gruppo della sodalite e il cui colore è dovuto alla presenza di zolfo in un particolare stato di ossidazione e posizione nella struttura del minerale; azzurro: nome di origine araba da cui anche il minerale azzurrite, un carbonato basico di rame, parente del minerale verde malachite, e da non confondere con la già citata lazurite; blu cobalto: dai malvagi kobalt, folletti delle miniere; indaco: dalla pianta, che cresceva in India, Indigofera Tinctoria, da cui si estrae il colorante blu indigotina; blu di Prussia: pigmento sintetizzato quasi per caso da un commerciante di coloranti rossi nel XVIII secolo a Berlino.
Meno noti sono il Blu Egizio: pigmento costituito da un silicato di calcio e rame che già gli antichi Egizi erano in grado di sintetizzare; il Blu Maya: utilizzato appunto da questa popolazione precolombiana e costituito da una miscela di coloranti organici e argille; il tekhelet: sostanza di origine animale citata nella Bibbia e una delle cui sfumature è proprio color blu cielo.

Ma perché è così importante questo colore? Perché occuparsene in un blog dedicato all'archeometria?
Perché è talvolta fondamentale per rispondere ad alcune delle domande di questa disciplina: Dove? Quando? Come? Più spesso del rosso, del bruno, del verde, è il tipo di blu usato, a mio modesto parere, a “fare la differenza” consentendo di dare una risposta a questi quesiti.

Per ora ci ha permesso in poche righe di viaggiare per il mondo lungo millenni di storia, citando sicuramente meno di 50 varietà di blu; se vi siete incuriositi, tuttavia, siete invitati a proseguire il cammino, e scoprirete che la storia di questo colore è un vero romanzo.

Per approfondire:

* M Pastoureau, Blu. Storia di un colore, 2000. Saggio
* Ph Ball, Colore. Una biografia, 2006. Saggio
* B Sterman, The rarest blue: the remarkable story of an ancient color lost to history and rediscovered, 2012. Saggio sul Tekhelet
* C Moore, Sacré Bleu, 2012. Romanzo

Solo alcuni dei numerosi spunti per approfondire “ArcheoMetricaMente”

* M Bacci, C Cucci, E Del Federico, A Ienco, A Jerschow, J M Newmand, M Picollo, An integrated spectroscopic approach for the identification of what distinguishes Afghan lapis lazuli from others, Vibrational Spectroscopy 49 (2009) 80–83.
* Ph Colomban, Lapis lazuli as unexpected blue pigment in Iranian Lajvardina ceramics, Journal of Raman Spectroscopy 34 (2003), 6, 420-423.
* B Hubbard, W Kuang, A Moser, G A Facey and C Detellier, Structural study of Maya Blue: textural, thermal and solid-state multinuclear magnetic resonance characterization of the palygorskite-indigo and sepiolite-indigo adducts, Clays and Clay Minerals 51 (2003), 3, 318-326.
* M Bicchieri, M Nardone, P A Russo, A Sodo, M Corsi, G Cristoforetti, V Palleschi, A Salvetti, E Tognoni, Characterization of azurite and lazurite based pigments by laser induced breakdown spectroscopy and micro-Raman spectroscopy, Spectrochimica Acta Part B: Atomic Spectroscopy 56 (2001), 6, 915–922.
* M Bouchard and A Gambardella, Raman microscopy study of synthetic cobalt blue spinels used in the field of art, Journal of Raman Spectroscopy 41 (2010) 1477–1485.
* S Pagès-Camagna, S Colinart, C Coupry, Fabrication processes of archaeological Egyptian blue and green pigments enlightened by Raman microscopy and scanning electron microscopy, Journal of Raman Spectroscopy 30 (1999), 4, 313-317.

English Version