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Thursday, 21 February 2013

Antichi materiali... Per il futuro!

Il sogno di un qualsiasi dottorando di Chimica dei Materiali Innovativi che in realtà studia materiali archeologici (ma quanti ne esisteranno oltre alla sottoscritta?): scoprire che un pigmento usato già dagli antichi Egizi potrà essere utilizzato nelle moderne tecnologie. Questo è il caso di Tina T. Salguero ed il suo gruppo del Dipartimento di Chimica dell'Università di Georgia, che hanno scoperto che il blu egizio (silicato di rame e calcio) si sfalda in "nano-fogli" che emettono radiazione infrarossa, il che darà il via alle ricerche su una nuova serie di nano-materiali che potranno avere applicazioni nell'ambito delle telecomunicazioni e non solo.
Finalmente una bella scoperta, che avrà anche, fra gli altri innumerevoli, il vantaggio di aiutare a far scoprire l'archeometria al resto del mondo della ricerca! 

*Fonte:

http://archeomatica.it/notizie/914-il-blu-egiziano-per-le-nuove-tecnologie

English Version

Tuesday, 6 November 2012

50 sfumature di...Blu!


Forse più del nero e del grigio, è il colore blu ad evocare l’immagine di una grande varietà di sfumature cromatiche. La storia delle tecniche artistiche è ricca di ricette per la preparazione di pigmenti e coloranti blu, come la cultura materiale di ogni paese lo è di prove concrete di utilizzo di materie prime di origine minerale, organica e sintetica. Molto spesso gli stessi nomi del blu (termine di origine germanica) sono strettamente connessi al materiale da cui provengono, in un rapporto di causa-effetto di cui col tempo si possono perdere le tracce.


Qualche esempio classico?
Oltremare: il blu che veniva dall’altra parte del mare, cioè dall’Afghanistan, la roccia lapis lazuli, costituita per lo più di lazurite, un silicato del gruppo della sodalite e il cui colore è dovuto alla presenza di zolfo in un particolare stato di ossidazione e posizione nella struttura del minerale; azzurro: nome di origine araba da cui anche il minerale azzurrite, un carbonato basico di rame, parente del minerale verde malachite, e da non confondere con la già citata lazurite; blu cobalto: dai malvagi kobalt, folletti delle miniere; indaco: dalla pianta, che cresceva in India, Indigofera Tinctoria, da cui si estrae il colorante blu indigotina; blu di Prussia: pigmento sintetizzato quasi per caso da un commerciante di coloranti rossi nel XVIII secolo a Berlino.
Meno noti sono il Blu Egizio: pigmento costituito da un silicato di calcio e rame che già gli antichi Egizi erano in grado di sintetizzare; il Blu Maya: utilizzato appunto da questa popolazione precolombiana e costituito da una miscela di coloranti organici e argille; il tekhelet: sostanza di origine animale citata nella Bibbia e una delle cui sfumature è proprio color blu cielo.

Ma perché è così importante questo colore? Perché occuparsene in un blog dedicato all'archeometria?
Perché è talvolta fondamentale per rispondere ad alcune delle domande di questa disciplina: Dove? Quando? Come? Più spesso del rosso, del bruno, del verde, è il tipo di blu usato, a mio modesto parere, a “fare la differenza” consentendo di dare una risposta a questi quesiti.

Per ora ci ha permesso in poche righe di viaggiare per il mondo lungo millenni di storia, citando sicuramente meno di 50 varietà di blu; se vi siete incuriositi, tuttavia, siete invitati a proseguire il cammino, e scoprirete che la storia di questo colore è un vero romanzo.

Per approfondire:

* M Pastoureau, Blu. Storia di un colore, 2000. Saggio
* Ph Ball, Colore. Una biografia, 2006. Saggio
* B Sterman, The rarest blue: the remarkable story of an ancient color lost to history and rediscovered, 2012. Saggio sul Tekhelet
* C Moore, Sacré Bleu, 2012. Romanzo

Solo alcuni dei numerosi spunti per approfondire “ArcheoMetricaMente”

* M Bacci, C Cucci, E Del Federico, A Ienco, A Jerschow, J M Newmand, M Picollo, An integrated spectroscopic approach for the identification of what distinguishes Afghan lapis lazuli from others, Vibrational Spectroscopy 49 (2009) 80–83.
* Ph Colomban, Lapis lazuli as unexpected blue pigment in Iranian Lajvardina ceramics, Journal of Raman Spectroscopy 34 (2003), 6, 420-423.
* B Hubbard, W Kuang, A Moser, G A Facey and C Detellier, Structural study of Maya Blue: textural, thermal and solid-state multinuclear magnetic resonance characterization of the palygorskite-indigo and sepiolite-indigo adducts, Clays and Clay Minerals 51 (2003), 3, 318-326.
* M Bicchieri, M Nardone, P A Russo, A Sodo, M Corsi, G Cristoforetti, V Palleschi, A Salvetti, E Tognoni, Characterization of azurite and lazurite based pigments by laser induced breakdown spectroscopy and micro-Raman spectroscopy, Spectrochimica Acta Part B: Atomic Spectroscopy 56 (2001), 6, 915–922.
* M Bouchard and A Gambardella, Raman microscopy study of synthetic cobalt blue spinels used in the field of art, Journal of Raman Spectroscopy 41 (2010) 1477–1485.
* S Pagès-Camagna, S Colinart, C Coupry, Fabrication processes of archaeological Egyptian blue and green pigments enlightened by Raman microscopy and scanning electron microscopy, Journal of Raman Spectroscopy 30 (1999), 4, 313-317.

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